domenica 1 maggio 2016

Chirurghi: eroi o uomini che sbagliano?

Presto mia madre verrà ricoverata in ospedale per un intervento chirurgico e ciò mi fa pensare alla importanza e alla delicatezza della gestione sanitaria.
Infatti, soltanto negli ultimi 7 anni negli ospedali italiani si sono verificate ben 26 procedure chirurgiche in una parte del corpo sbagliata, 32 procedure errate nel paziente giusto, oltre che 16 con il paziente sbagliato. Non parliamo, poi, degli oggetti dimenticati dai chirurghi all'interno del corpo delle persone operate.
Tutti questi problemi sono dovuti a imperizia e a negligenza da parte del personale sanitario. Di fatti, se i chirurghi non facessero questi banali errori, se ne parlerebbe solo per le vite umane che salvano.
I chirurghi sono delle persone che possono sbagliare nonostante i loro strumenti e le loro conoscenze. Sono uomini, non sono eroi.
Certo che i chirurghi non devono essere rilassati nel fare il loro lavoro, poiché i loro errori possono causare gravi conseguenza alla salute delle persone. I loro errori  possono coinvolgere anche i collaboratori e anche l'intero l'ospedale.
I medici non hanno mai abbastanza conoscenza perché innanzitutto devono conoscere se stessi e i propri limiti e sapere che gli errori sono sempre innaguato e non si studiano sempre sui libri ma si imparano nella vita.
È per questo che anche gli interventi chirurgici semplici possono avere complicazioni e non sono mai da prendere con leggerezza.

Corrado Calabrese

Tre vite spezzate nella notte di Caravaggio


Tutta la Bergamasca piange la morte dei tre ragazzi di Mozzanica, deceduti in un terribile incidente stradale avvenuto nella notte tra sabato 23 e domenica 24 aprile a Caravaggio. A perdere la vita tre ragazzi di 18 e 19 anni di Mozzanica, amici che stavano viaggiando a bordo di una Panda. Sono Alessandro Surace, Alessio Manara e Daniele Colombelli, inoltre l'unico sopravvissuto è stato il diciannovenne che viaggiava a fianco del conducente. Questa è stata una tragica notizia e pensare che quella stessa sera a distanza di pochi minuti io e i miei amici potevamo essere lì ad assistere. Per non parlare dei genitori, svegliarsi sapendo poi che il loro figlio è deceduto. Se succedesse una cosa del genere a me, io non saprei come affrontarla perché perdere un figlio è la cosa più terribile e più triste del mondo, senza poi aver più voglia di vivere. Questo fatto è inaspettato e ti coglie impreparato senza poter dire le ultime parole al proprio figlio. Concludo che quando si guida o quando si è sulla strada bisogna stare sempre molto attenti perché è molto facile deconcentrarsi e fare un incidente.

Sascia

sabato 30 aprile 2016

Guardando uno schermo

In Germania, ad Augusta, hanno inventato una nuova parola: “smombie”, che mette inisieme “smartphone” e “zombie” per descrivere i pedoni che camminano per strada senza badare ad altro che al loro cellulare, con grossi rischi per la propria (e l’altrui) incolumità. La città di Augusta, in Baviera, ha deciso di fare qualcosa. Dopo numerosi incidenti accaduti nel paese, e, vista l’inutilità di fare educazione per insegnare alle persone a stare attente a dove camminano, hanno deciso di intervenire installando dei semafori nell’asfalto; si aggiungono ai normali semafori pedonali, in modo che i pedoni che guardano verso il basso, verso lo smartphone, possano vederli più facilmente e si riduca il rischio di investimenti.

E fu così che gli smartphone presero nuovamente il controllo della situazione. Tuttavia, se si vuole esaminare attentamene la situazione, si potrebbero analizzare i lati positivi di questa decisione: in questo modo i pedoni hanno più possibilità di notare il semaforo rosso visto che la loro attenzione è rivolta verso lo smartphone, già … lo smartphone e non la strada. Strano no? Le persone cercano sempre di più di adattare tutto ciò che le circonda per favorire gli smartphone. In ogni caso è un’idea originale anche per chi, camminando per strada in un giorno di pioggia, non abbia voglia di spostare lo sguardo verso l’alto e rischiare di muovere il cappuccio del kway che ha tanto faticosamente sistemato. Invece per i nostri amici provvisti di touchscreen non si pensa più al nasconderli in una borsa, bene al sicuro, ma li si ricopre con una cover impermeabile che li protegge da qualsiasi tipo di precipitazione. D’altra parte i telefoni devono stare al sicuro tra le mani dei loro possessori. In ogni caso questa dei semafori a parer mio oltre a essere un modo per venire incontro a chi per vari motivi deve camminare con il cellulare in mano, è anche una trovata simpatica perché va’ contro questa idea che i semafori debbano essere per forza posti sopra le nostre teste anziché sotto i piedi. Ovvio è che se queste persone volessero concedere ai loro smartphone pochi minuti di meritato riposo mettendoli in una borsa o in tasca durante l’attraversamento non sarebbe una cattiva idea. Voglio dire, il telefono non si sente solo, non si offende se ci si “dimentica” di lui per un po’. I nostri cellulari sono quasi diventati parte integrante della nostra mano perché è diventata consuetudine tenerli lì, nel loro naturale collocamento. Io per prima mi sono accorta che, mentre cammino per strada ascoltando la musica, ho sempre il telefono fra le mani. Che sia stretto nella mia mano all’aria aperta, che sia nella tasca della giacca o dei jeans il mio telefono non mi abbandona mai. Posso ritenermi fortunata perché sono “smombie” solo a metà anche se pur sempre “smombie” sono. Mi spiego, durante il tragitto non guardo perennemente lo schermo del mio cellulare, perché ascolto una playlist già impostata e preparata, ma continuo a tenerlo in mano come se avessi il bisogno di sapere che è li, che non scappa e che non me lo portino via, anche se lasciandolo così esposto anziché metterlo al sicuro nel mio zaino il rischio è più elevato. In conclusione questa dei semafori è una bella invenzione perché per persone distratte, per un qualsiasi motivo oltre agli smartphone, risulta comodo poter guardare in entrambe le direzioni anziché dover alzare continuamente la testa … un notevole progresso nella comodità della segnaletica.   

















• Giulia •


IN CLASSE ANCHE DOPO LA SCUOLA!?

Un recente articolo del conosciuto giornale online tgcom24 ha confermato che oltre 6300 studenti frequentano classi che hanno un corrispettivo virtuale su WhatsApp. WhatsApp è ormai diventato uno strumento molto utilizzato da grandi e piccoli ed è il mezzo di messaggistica istantanea più diffuso. Lo sviluppo dei social è arrivato perfino a contagiare la tradizione della scuola.  
L'articolo afferma che i messaggi per avvisi o indicazioni sui compiti da fare vengono spediti da 73% studenti, per quanto riguarda i messaggi inviati per le informazioni rispetto al materiale didattico son il 58%, per organizzare uscite scolastiche gli studenti sono il 27 %. Solo il 7% degli studenti chiede consigli personali ai prof, mentre il 16% ne approfitta per chiedere un aiuto per i compiti direttamente agli insegnanti.
Alcuni pensano che lo sviluppo dei social che interferiscono con la scuola sia un lato positivo; pensano che possa aiutare a stabilire un rapporto insegnate-alunno molto buono e inoltre pensano che possa servire ai ragazzi per essere un gruppo classe più unito. 
Altri pensano invece che sia del tutto sbagliato "condividere la scuola" perfino sui social. Infatti un altro articolo di giornale online ha confermato che alcuni genitori hanno aperto delle polemiche riguardo ai gruppi classe condivisi oltre che con alunni, anche con insegnanti. 
Accettano di buon grado che i propri figli abbiamo un mezzo di comunicazione con i priori compagni di classe in un gruppo unito, ma accolgono in modo nettamente diverso l'idea che un professore interferisca nelle conversazioni tra studenti. 
Io penso che avere un gruppo con i propri compagni di classe su WhatsApp sia una cosa veramente  positiva: è un area online per condividere le proprie idee riguardo la scuola, per chiedere informazioni sui compiti e per magari scambiare qualche chiacchiera al di fuori dell'ambito scolastico. Penso che per contattare i professori, piuttosto dei messaggi sul proprio telefono, si possa utilizzare il caro vecchio metodo di spedire una email. 
I social hanno invaso il nostro mondo... Ma si può sempre ricorrere ai vecchi metodi! 



                                                                                                                                                  -F

Le cinque malattie più strane


Tutti noi sappiamo che nel mondo esistono molte malattie, che si distinguono per cause, effetti, cure e molto altro e sappiamo che ogni anno vengono scoperte nuove cure, ma anche nuove malattie.
Qui di seguito riporterò cinque delle malattie (anche psichiatriche) più strane (a parer mio) di cui si possa soffrire.

1.  Sindrome di Moebius
Questa malattia neurologica causa paralisi dei muscoli che favoriscono la mimica facciale.
La conseguenza di ciò risulta essere l'impossibilità ad effettuare i principali movimenti facciali (sorridere, abbasare le palpebre, muovere gli occhi lateralmente).
Nei neonati tale disturbo causa difficoltà nella nutrizione dovuta all'incapacità dei suddetti nella suzione.

2.   Sindrome di Cotard
Questo disturbo psichiatrico causa in chi ne è affetto l'errata e illusoria convinzione di essere morti, di aver perso tutti i propri organi vitali e tutto il proprio sangue.

3.   Sindrome di ritrazione genitale
Questa malattia mentale porta chi ne soffre all'insana idea che i propri genitali (o il seno nel caso delle donne) si stiano "ritraendo" all'interno del proprio corpo, fino a scomparire.

4.   Sindrome dell'odore di pesce
La trimetilaminuria è una malattia del metabolismo che si masifesta con un forte odore simile a quello del pesce marcio.

5.   Tricotillomania
Questa mania ossessivo-compulsiva, spesso cronica, provoca un'azione incontrollata dello strapparsi i capelli, portando a gravi calvizie.

Beh, che dire, non le augurerei nemmeno ai miei peggiori nemici!
Spero di non avervi inquietato o disgustato troppo, cari lettori.
Qui sotto troverete una mini collage fotografico relativo a queste bizzarre malattie (in senso orario da destra: sindrome di Moebius, sindrome di Cotard, sindrome di ritrazione genitale, sindrome del l'odore di pesce e tricotillomania)
Un saluto dal vostro blogger preferito (seee, almeno fosse così!).


                                                                                     
                                                                                                                                                                    
                                                                                                                                   CursedGio
       

Semplici gesti

Un articolo datato 30 Aprile 2016, racconta di come alcune studentesse della scuola media Ottavio Serena di Altamura, in provincia di Bari, con nessuna esitazione si siano tagliate i capelli a caschetto. Non per moda, ma per donare i capelli alle donne malate di tumore e soggette a chemioterapia. Un gesto molto importante, per ragazzine, che tendono solitamente a curare le proprie chiome fluenti.
Questa ventina di ragazze tredicenni, insieme alla loro insegnante hanno deciso di rendersi utili, con entusiasmo e sensibilità che non sempre si trovano negli adulti. In collaborazione con la fondazione "Una stanza per un sorriso" le ragazze, prima di dare un taglio netto hanno dovuto aspettare la rievocazione storica di Federicus, il corteo in costume medievale che richiede lunghe trecce e capelli raccolti. Dopo la sfilata, nessuna esitazione: via le ciocche.
Questo gesto è stato molto apprezzato, soprattutto dalle 120mila donne che ogni anno devono fare i conti con il cancro e le terapie che ne conseguono, compresi cambiamenti del corpo, che spesso non riconoscono.
In mio parere il gesto di queste ragazzine di seconda o terza media è stato un chiaro sintomo di maturità. Pensandoci su: quante ragazzine d'oggi rinuncerebbero ai loro capelli per darli in beneficienza? Credo poche. Per questo sono rimasta molto ammirata da queste studentesse che, senza indugio hanno donato le loro trecce per donne che soffrono e combattono ogni giorno negli ospedali e nelle cliniche.
Penso che queste iniziative debbano essere prese più in considerazione, sia per noi adolescenti che anche per adulti. Queste sono le vere esperienze che ti cambiano la visione della vita, senza rinunciare a tanto, ma ricevendo molto: gioia e gratitudine.


"La maturità inizia a manifestarsi quando sentiamo che è più grande la nostra preoccupazione per gli altri che non per noi stessi."
(Albert Einstein)

-Clara

Morte di Prince: un'altra stella caduta

21 aprile 2016. La notizia schock della morte del re del pop Prince sconvolge il mondo intero. In 57 anni di vita ha plasmato e ispirato migliaia di artisti con la sua immensa creatività: è sempre stato un grande innovatore, conosciuto soprattutto per il suo innato eclettismo, la sua inimitabile presenza scenica ed una formidabile estensione vocale.
Amava combinare generi diversi, senza distinzioni tra pop, rock, soul, funk, hip hop, disco, r&b e jazz, e si distingueva per i testi ricolmi di espliciti riferimenti sessuali ed un forte interesse a lanciare ed aiutare artisti emergenti. Non si sa di preciso il motivo della morte da pochi giorni si è scoperto che Prince soffriva di Aids, ma aveva deciso di non sottoporsi a cure mediche specifiche per combattere il virus in nome della fede (era Il Testimone di Geova). Prince avrebbe contratto il virus negli anni '90. Purtroppo sempre più star idoli di tutto il mondo muoiono senza un perché, troppo presto, forse è una maledizione o un segno del destino. Diamanti come Prince sono destinati a morire presto, ma la cosa bella di questi personaggi stupendi, è che non moriranno mai nei nostri cuori, nei nostri ricordi. Infatti a volte si ricorda una persona importante solo per la sua morte.


Marco B.