CENTRO ITALIA, CALAMITA PER LE CALAMITA' NATURALI
Come voi, cari lettori, ben sapete, l'ultimo decennio non è stato dei migliori per le regioni del centro Italia.
Dal
terremoto che ha colpito l'Aquila nel 2009 alla recente combinazione
neve-terremoto, le calamità naturali, in particolar modo i terremoti,
non danno pace al nostro Paese.
Otto anni fa il primo disastro di una lunga serie.
Una
scossa di magnitudo 6,3 a 8 chilometri dalla superficie rase al suolo
case, monumenti ed edifici storici e pubblici, causando la morte di 309
persone, ferendone 1.600 e lasciandone sfollate oltre
80 mila. Nell'arco di 48 ore dalla scossa principale vennero registrate altre 255 repliche.
80 mila. Nell'arco di 48 ore dalla scossa principale vennero registrate altre 255 repliche.
Da allora
non sono state ancora ricostruite completamente le aree colpite dal
sisma; il ricordo di ciò che è accaduto rimarrà sempre vivido nella
memoria di tutti, soprattutto perché l'Aquila non ritornerà più la città
che era una volta.
La
stessa sorte toccò all'Emilia Romagna. Alle 4.03 del mattino del 20
maggio 2012, una forte scossa di magnitudo 5,9 sconvolse metà regione,
svegliando spaventate migliaia di persone, ferendone e uccidendone
altre. Il bilancio finale fu di 7 morti.
Lo scenario si ripeté un'altra volta nel 2016, in ben tre occasioni ravvicinate.
Il
primo sisma venne registrato alle 3.36 del mattino a 4 chilometri di
profondità, il 24 Agosto. La scossa di magnitudo 6 liberò la sua energia
tra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. La scossa venne seguita da uno
sciame sismico molto potente, con scosse superiori a magnitudo 3 e con
un picco di magnitudo 5,4.
Circa
due mesi dopo il sisma di Amatrice, il 26 e il 30 ottobre vennero
colpite rispettivamente Marche e Umbria, più precisamente il maceratese e
Norcia.
La prima
scossa del 26 ottobre fu di magnitudo 5,4 e si registrò a 8 chilometri
di profondità sotto Castel Sant'Angelo sul Nera alle 19.11, mentre la
seconda, registrata alle 21.18, fu di magnitudo 5,9. La vittima fu una
sola, deceduta per infarto; per il resto pochi feriti lievi e piccoli
crolli.
Il 30 Ottobre,
alle 7.40 del mattino, una scossa di magnitudo 6,5 (la più potente in
Italia dal 1980 all'epoca dell'Irpinia), venne registrata a 10
chilometri di profondità sotto il comune di Norcia.
Fortunatamente
non ci furono vittime, ma molto terrore e gravi danni arrecati al
patrimonio culturale: la basilica di San Benedetto e la con-cattedrale
di Santa Maria Argentea crollarono.
Stando
ad oggi, l'ultima catastrofe italiana in ordine cronologico è stata
quella che ha colpito tutto l'Appennino centrale, in modo particolare
l'Abruzzo.
In questo caso ci fu una concausa tra neve, freddo e terremoto a causare danni ambientali e urbani, feriti e morti.
Il 18 gennaio è la data più catastrofica per il nostro Paese dall'inizio 2017.
Al
freddo e alla neve dei giorni precedenti, si aggiunsero nell'aquilano,
nell'arco di sole quattro ore, ben sette scosse superiori a magnitudo 4,
di cui quattro superiori a magnitudo 5. Lascio a voi immaginare il
terrore provato dalle persone intrappolate nelle loro case, con 2 o 3
metri di neve davanti alla porta d'ingresso, già provate dai sismi
precedenti.
In alcuni comuni la neve causò il crollo di alcuni tralicci della corrente, lasciando senza energia 74 comuni abruzzesi.
I
morti ritrovati nei paesi più colpiti furono nove. Le cause furono di
diversa natura: ipotermia, intossicazione di monossido di carbonio
utilizzato per riscaldare le abitazioni in assenza di elettricità,
crollo di strutture dovuto al peso della neve sul tetto o a scosse di
terremoto.
Inoltre il
18 gennaio esondò, a Pescara, il fiume omonimo, allagando buona parte
della città, mettendo in crisi una città già in difficoltà.
Come se
non bastasse, a Campo Felice, sul Gran Sasso, un elisoccorso è
precipitato il 24 gennaio alle 12 circa: le sei persone a bordo sono
decedute. Il velivolo sarebbe precipitato in seguito a forti venti e
precipitazioni.
Chissà cosa la natura ha ancora in serbo per il nostro Paese.
- GC
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